Trapianto di Cornea per cheratocono a Roma e Milano, cheratoplastica lamellare, cheratoplastica perforante: innesto di cornea

TRAPIANTO DI CORNEA PER CHERATOCONO: LA CHERATOPLASTICA PERFORANTE O LAMELLARE

 

In una percentuale pari a circa il 24% di tutti i pazienti colpiti da cheratocono, la malattia evolve in modo progressivo e continuativo fino a portare al “trapianto” della cornea stessa. Il cheratocono è la prima causa di trapianto di cornea (cheratoplastica perforante o lamellare) nei paesi occidentali.


Il Dr. Abbondanza esegue trapianti di cornea da oltre 20 anni, avendo una fondamentale esperienza operatoria con tale tipo di chirurgia.

 

Quando è che si deve ricorrere ad un innesto di cornea?
Quando la chirurgia conservativa del cheratocono non può più essere utile alla cornea malata. In caso di eccessivo assottigliamento dell’apice del cono od in caso di cicatrici opache centrali, tali da interferire con la visione, i pazienti, per migliorare la loro vista e per non avere più il dolore causato dalle lenti a contatto, dovranno ricorrere ad un innesto di cornea. L’innesto può essere perforante oppure lamellare.

 

Nella maggior parte dei casi, quando il cheratocono è trattato per tempo, il trapianto di cornea può essere evitato con la chirurgia conservativa del cheratocono.

 

La rimozione della cornea affetta dalla patologia in un trapianto di cornea per cheratocono

                                                                                                                         Video e spiegazione del trapianto di cornea per cheratocono (cheratoplastica)

 

 

Il cosiddetto trapianto di cornea perforante consiste nella rimozione, completa ed a tutto spessore, della parte centrale della cornea del paziente e nella sua sostituzione con una cornea proveniente da un donatore. La cheratoplastica perforante ha successo in una percentuale dell’ 85-90% dei casi. Infatti circa il 10-15% dei trapianti di cornea perforanti eseguiti, va incontro a rigetto. Il rigetto è legato al fatto che gli anticorpi del paziente riconoscono come “estranee” al proprio organismo, le cellule della cornea donata e le aggrediscono come farebbero con batteri e virus. Il rigetto può essere acuto oppure cronico, ossia può avvenire nei giorni immediatamente successivi all’intervento oppure anche dopo svariati mesi od anni. Le persone operate con successo dovranno, quasi certamente, usare delle lenti a contatto per avere una visione soddisfacente. Infatti, circa l’80% delle persone operate, riesce a vedere 5 decimi ed oltre, solo grazie alle lenti a contatto.

 

Circa il 5-7% delle persone operate di trapianto di cornea subisce un rigetto acuto del trapianto e deve ripetere l’operazione sperando in un risultato migliore. Tutti coloro che però sono stati operati e che hanno avuto un rigetto della cornea trapiantata, hanno un rischio di un nuovo rigetto di molto superiore rispetto al primo intervento di trapianto di cornea.

 

Un altro 5-7% delle persone operate di innesto di cornea avrà un rigetto cronico del trapianto stesso con crisi acute che possono essere parzialmente controllate mediante l’uso di farmaci specifici anti rigetto (cortisonici e/o antimetaboliti).

 

Le fasi del trapianto di cornea per cheratocono

 

Bisogna descrivere inoltre un aspetto poco noto, ma molto importante. Il lembo che è posto in sostituzione della cornea malata non ha una durata pari alla cornea originale. Questa, in media, è di circa 17 anni (The Australian Corneal Graft Registry). La cornea donata ha un invecchiamento precoce per una serie di ragioni. Queste sono, principalmente le seguenti:

 

Un trapianto di cornea per cheratocono con sutura continua

Il lembo apparteneva ad un essere umano che è deceduto per ragioni che non creano alcun problema alla donazione di organi e tessuti, diventa però estremamente importante il lasso di tempo che intercorre tra la morte ed il prelievo degli organi e dei tessuti. Più è lungo questo intervallo e maggiori saranno i danni che la cornea subirà. Il liquido in cui vengono conservate le cornee una volta espiantate, contiene sostanze nutritive e sostanze conservanti. Le sostanze conservanti hanno il compito, fondamentale, di impedire che si sviluppino, all’interno del liquido stesso, batteri e funghi. Più a lungo una cornea rimane nel liquido di conservazione e maggiori saranno i danni che essa subirà. L’insieme di queste variabili fa si che la cornea donata abbia una vita inferiore a quella originale. E’ evidente quindi che diviene importante rinviare il trapianto di cornea il più a lungo possibile, sperando poi di avere al momento del trapianto una cornea proveniente da un soggetto di giovane età. In caso di innesto lamellare (cheratoplastica lamellare), non viene rimossa la cornea in tutto il suo spessore. Si pratica una separazione dei diversi strati della cornea ed andiamo a sostituire solamente gli strati superiori, più esterni, della cornea stessa lasciando quello più profondo al suo posto senza sostituirlo. In questo modo si vanno a ridurre sostanzialmente i rischi legati al rigetto. Tale tecnica è, indubbiamente, molto meno a rischio di problemi di rigetto ma consente, normalmente, una acuità visiva post operatoria, inferiore a quella ottenibile mediante cheratoplastica perforante.

 

In Italia la situazione dei trapianti di cornea è alquanto particolare. La maggioranza delle cornee che sono trapiantate servono per porre rimedio a dei cheratoconi talmente evoluti da non potere essere curati diversamente.

 

E’ dunque per ridurre i problemi insiti nella metodica della cheratoplastica, perforante o lamellare, che il dott. Abbondanza ha sviluppato ed introdotto, sin dai primi anni ’80, la chirurgia conservativa del cheratocono (Cross-linking, MARK, ICRS e tecniche combinate).

 

Nella maggior parte dei casi, quando il cheratocono è trattato per tempo, le cheratoplastiche (trapianto di cornea) possono essere evitate con la chirurgia conservativa del cheratocono.

 

Il dott. Marco Abbondanza, nel corso della sua trentennale esperienza, è diventato uno dei massimi esperti del cheratocono e uno dei maggiori fautori della chirurgia conservativa del cheratocono, avendo introdotto in Italia il Cross-linking (2005) ed avendo ideato lui stesso una tecnica microchirurgica per evitare il trapianto di cornea, la Mini Cheratotomia Radiale Asimmetrica (MARK) nel 1993. Ha, inoltre, stabilito il primo protocollo italiano di collaborazione scientifica con il Save Sight Institute dell’Università di Sydney, proprio allo scopo di rafforzare la ricerca sul cheratocono.

 

Grazie a queste metodiche, il numero di pazienti che ha dovuto affrontare il trapianto è diminuito drasticamente ed è in continuo calo. Per tali ragioni, è stato intervistato dai più noti programmi televisivi e dai maggiori giornali italiani, nel corso degli anni.

 

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